L' arresto


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di Massimiliano Galuppo

Approfondimenti

MISTERI: ARTE E POESIA




A Trapani, ogni anno quando il mese di Febbraio volge ormai al termine, i trapanesi oltre a percepire i profumi della bella stagione primaverile che dolcemente bussa alle porte del generale inverno regalando luce alle giornate, cominciano a sentire quello che viene definito "'U ciàuru di Misteri". In buona sostanza, si avvicina la Settimana Santa con i suoi secolari riti che culmineranno il Venerdì Santo con la Processione dei Misteri. Tutta la città viene coinvolta sia maniera diretta (consoli, portatori, musicanti, processionanti), sia indirettamente come pubblico/fedele che si riverserà sulle strade attraversate dalla processione. E' un mix di emozioni, dolori, gioie, pianti, sorrisi che permea i cittadini trapanesi ed i turisti che ogni anno affollano la città. La secolare processione, da sempre ha solleticato l'ispirazione dei nostri concittadini più illuminati, a cominciare sin dalle origini dagli autori dei gruppi come Baldassare Pisciotta, i F.lli Nolfo, Giuseppe Milanti, Mario Ciotta, continuando con gli artigiani che nel tempo hanno ricostruito/restaurato i gruppi a causa di rovinose cadute dei portatori o per eventi post bellici come Vito Lombardo, Domenico Li Muli e Giuseppe Cafiero. Pare opportuno menzionare in questo contesto anche i concittadini che hanno scritto le marce dei Misteri, come il maestro Domenico Messina con la delicata "Per l'eternità"o i contemporanei Silvio Barbara con la dirompente "Omaggio alla memoria dei vecchi musicanti" e Claudio Maltese con diverse opere scritte negli ultimi 15 anni tra le quali, a mio modesto parere, si distingue la soave "Madre Pietà". Certo non dobbiamo dimenticare in quest'ambito coloro che hanno realizzato delle pubblicazioni sulla Processione dei Misteri tra cui segnaliamo l'Avv. Mario Serraino con "La casazza magna", Giovanni Cammareri con "La Settimana Santa nel Trapanese, passato e presente", Anna Maria Precopi Lombardo con "Argenti in processione". Infine, pare opportuno rimarcare, come diversi concittadini che fanno della poesia la loro forma di espressione privilegiata, si siano lasciati ispirare nei loro componimenti dalle emozioni che il massacrante rito suscita. Tra questi quello che viene universalmente definito l'apice incontrastato è Nino Barone. Non a caso è definito "'U pueta di Misteri". Ricoprire l'incarico di console nel ceto dei metallurgici gruppo sacro "l'Arresto" indiscutibilmente lo agevola nel carpire le emozioni, quelle vere, quelle che provocano il brivido sulla schiena e che fanno sovente piangere come pargoli nella culla. Nino Barone possiede questa riconosciuta dote di dare parola alle sensazioni vissute dai partecipanti della processione dando quasi la percezione di sentire i profumi, i suoni, le immagini della processione. Forse "'U ciàuru d''a cira" è la sua poesia che meglio riesce in questo intento. Nino Barone come tutti i grandi nel loro genere possiede il suo cavallo di battaglia, la classica poesia che viene recitata in tutte le occasioni in cui viene richiesta: "Vennari Santu" è stata denominata dall'autore ed è la descrizione della processione dalle fasi di uscita dei sacri gruppi alle fasi di entrata. Nel mezzo la minuziosa e dettagliata descrizione di ciò che succede nell'ambito dell'evento. Suggestivo il finale, con i partecipanti che, non del tutto appagati della processione appena conclusa, si proiettano già all'edizione dell'anno successivo: quarcunu 'n chiesa ancora 'un si cunsola/ e pensa, 'n testa, a l'àutru "Vennari Santu. Nino Barone in talune circostanze non disdegna di essere critico sulla processione come in "Ma nuddu mai parlau di Cristu 'n cruci" dove rimarca la scarsa fede che sovente testimoniano i partecipanti in contrasto con l'impagabile entusiasmo profuso. Infine, con la maturità Barone dimostra con i suoi scritti un'anima più intimista, più saggia per certi versi. E' il caso dell'ultima perla "L'arba di na nova luci", dove il poeta si sofferma in maniera specifica al momento forse più emozionante della processione cioè l'entrata dei sacri gruppi. L'entrata che rappresenta la conclusione dell'evento, il momento in cui tutto è quasi trascorso, il momento in cui si miscelano le gioie e i dolori di ciò che si è vissuto, il momento in cui la stanchezza prende il sopravvento. E' la mesta fine insomma, quando ci si aggrappa alla speranza che ciò che è stato, possa ripetersi magari con una forma rinnovata. Barone affronta pertanto con una raffinata metafora, la fine della processione per farci riflettere sulla fine della vita. E così come la speranza di una nuova edizione ci consola durante l'entrata del gruppo, la speranza di una nuova luce sostenuta dalla fede vince la morte corporale. Ritengo che quest'ultima opera di Nino Barone sia davvero lo specchio della maturità raggiunta dal poeta, un uomo oggi che nonostante non sia ancora quarantenne, ha già toccato le elevate cime di sensibilità poetica che solo i grandi autori hanno raggiunto.

articolo tratto da "EpucaNostra"


E SIANO… I MISTERI




Se durante il mese di febbraio a Trapani si inizia a sentire "'U ciàuru di Misteri" per l'approssimarsi del secolare rito che più di tutti coinvolge il popolo trapanese, il mese di marzo è quello in cui ormai "'i Misteri si toccanu cu 'i manu". Inizia un calendario fitto di appuntamenti che coinvolge a vario titolo tutti i soggetti che sono parte attiva della processione. I consoli intensificano le riunioni per pianificare la raccolta fondi presso i contribuenti dei diversi ceti e simultaneamente per deliberare sulle spese da effettuare. Si contattano i fiorai per la scelta dei fiori che dovranno ornare le preziose "vari", si ordina la cera che verrà data in dotazione ai processionanti, si ritirano dalla lavanderia le tuniche da portare alla sarta per le giuste misure. Le bande musicali provano ininterrottamente le marce funebri che dovranno eseguire durante l'estenuante processione. Alle tradizionali "Vella, Catanisa, Pensiero, Jone, Povero fiore" è tradizione recente (ultimi 15 anni) quella di inserire nel repertorio nuove marce funebri, spesso composte da componenti delle stesse bande. E' nostro parere che, se da un lato è certamente pregevole lo sforzo finalizzato a voler lasciare una propria traccia nell'ambito del secolare evento, purtroppo non sempre la qualità dei brani di recente composizione ha la magia del brano di più lunga tradizione. Le squadre dei portatori in questa fase sono già composte ed organizzate. Il caporale (capo-portatore e responsabile della squadra) ha già assegnato il posto nella propria asta di competenza a ciascun portatore. Non è difficile comunque trovare ancora in questo periodo qualche ritardatario o escluso dell'anno precedente recarsi nei vari caporali con la fatidica domanda "Com'è, ci l'hai un postu pi mia?" Difficilmente troverà una risposta affermativa tranne se non ci sia stata una defezione dell'ultimo momento. L'attesa per il grande evento si fa ogni giorno che passa sempre più spasmodica, ed il microcosmo dei Misteri ha un punto di incontro durante tutto il mese di marzo che aiuta a smorzare l'ansia. Infatti è tradizione secolare che durante i sei venerdì di quaresima nella chiesa delle Anime Sante del Purgatorio che ospita i Misteri, si effettui il rito della "scinnuta" consistente nel porre all'altare uno dei Sacri Gruppi (recentemente anche più di uno). In questa occasione viene celebrata la Santa Messa officiata dal Vescovo, mentre un'ora prima ed un'ora dopo la funzione religiosa la banda musicale esegue all'esterno della chiesa le marce funebri che accompagneranno le estenuanti "annacati" del Venerdì Santo. Quale migliore occasione per il popolo dei Misteri per gustare un appetitoso antipasto della processione? Non è difficile poter ascoltare nell'affollata piazzetta i commenti di consoli, portatori, musicanti. La domanda di rito è sovente "Com'è semu pronti?" La risposta in genere è "Ormai arrivati semu!". La processioni è composta da 20 ceti, e la storia insegna come da sempre tra i vari componenti dei diversi gruppi ci sia della sana competizione che molto spesso viene tradotta in bislacche affermazioni. Tra i portatori ad esempio non è difficile ascoltare commenti di questo tipo "St'annu veru forti semu! A 'Merica putemu jri!" Rispondono i concorrenti "Ma unni aviti a jri!; a Villa già fitusi siti". Anche tra i componenti delle bande non è difficile ascoltare colorite affermazioni di questo tipo magari mentre ascoltano la banda che si sta esibendo nella scinnuta "Chi su fiacchi! St'annu a chissi l'accuppunamu!" Ma i consoli non si tirano certo indietro nell'esaltare la rivalità tra i ceti. Ogni tanto nella piazzetta si sente echeggiare: "Ma com'è st'annu vi fannu nesciri a viatri o arristati 'n chiesa?" Per carità, con questo non vogliamo essere fraintesi e magari dare la sensazione al lettore che nell'ambito della processione sia tutto un cumulo di invidie e gelosie. Sovente è solo un modo per smorzare la tensione dell'attesa di un portone che si aprirà il Venerdì Santo, quando le parole lasceranno spazio alle annacate, alle marce, alle processioni ed ognuno dei partecipanti avrà la possibilità finalmente, di sfogare la tensione durata un intero lungo anno.


articolo tratto da "EpucaNostra"

'A SQUAGGHIATA D''A CIRA




Anche l'edizione 2010 della Settimana Santa trapanese è passata agli archivi. Certamente è una di quelle che ricorderemo con più soddisfazione perché è stata piacevolmente caratterizzata dal bel tempo che ha incentivato una presenza massiccia di fedeli. Complice il buon funzionamento dello scalo aeroportuale trapanese, questa edizione è stata caratterizzata da una folta presenza di turisti confermata peraltro dai pienoni fatti registrare dagli operatori delle strutture ricettive. Abbiamo notato inoltre con piacere, come sia sempre più folta la presenza di fotografi ed operatori video professionisti provenienti da ogni parte del mondo che si lasciano travolgere dai riti della Settimana Santa trapanese. Quest'anno a tal proposito la notizia di maggior effetto è stata una diretta televisiva realizzata da Rai 1 durante le fasi di uscita della processione dei Misteri nell'ambito della trasmissione "A sua immagine". L'interesse per la manifestazione è stato acuito dall'emittente locale Telesud che, oltre a trasmettere le fasi di uscita ed entrata della processione dei Misteri a mezzo tradizionali canali nella provincia di Trapani, ha trasmesso contemporaneamente le immagini via web permettendo la visione della trasmissione in ogni angolo del pianeta. Diverse sono state le iniziative culturali a corredo della Settimana Santa tra cui ci sentiamo di segnalare una pregevole mostra fotografica di Arturo Safina realizzata presso i locali della Vicaria intitolata "La processione lunga un giorno". Altra bella iniziativa è stata una mostra fotografica realizzata dal "Gruppo Giovani per i Misteri" in collaborazione con l'Istituto Tecnico Commerciale-Turistico "L. Sciascia" di Erice, tenuta presso i locali del "Palazzo Cavarretta". Il rito che ha aperto la Settimana Santa in provincia di Trapani è stato come tradizione ormai vuole da qualche anno, per la Domenica delle Palme, la Via Crucis di Buseto Palizzolo con gruppi statuari viventi. La prima "ciàccola" trapanese invece è stata suonata il Martedì Santo per la processione della Madre Pietà dei Massari che puntuale è uscita dalla chiesa del Purgatorio come di consueto con la marcia funebre "Pensiero". Il mercoledì Santo invece le strade del centro storico cittadino hanno subito il fascino della Madre Pietà del Popolo (qualche anziano la identifica come " 'a Maronna nostra" curata del ceto dei fruttivendoli. Dopo aver trascorso il Giovedì Santo in visita ai sepolcri delle chiese, passando per la chiesa del Purgatorio per sbirciare con curiosità la preparazione dei gruppi dei Misteri (abbiamo anche, in questo caso, notato come ogni anno sia sempre maggiore l'afflusso di fedeli e curiosi presenti in chiesa), finalmente, il Venerdì Santo, la processione dei Misteri con le sue 20 "vari" si è riversata lentamente tra le tortuose vie del centro storico per poi incanalarsi sulla via Garibaldi arrivando nella prima serata fino a P.zza Martiri d'Ungheria. Lungo la via G. B. Fardella la processione è sfilata ordinatamente, sono stati rispettati i tempi previsti confermati dal fatto che la Madonna Addolorata ha completato il percorso della principale arteria cittadina poco prima della mezzanotte. Abbiamo ancora quest'anno, con piacere appurato, che il distacco tra un gruppo ed il seguente è stato contenuto nel minimo previsto a vantaggio del commosso pubblico presente. Il rientro al centro storico durante le ore più piccole del mattino è stato come ogni anno uno dei momenti più suggestivi. Nel tempo in cui vanno di moda le notti bianche, Trapani ha riproposto come ogni anno la propria notte bianca che affonda le radici nei secoli. Al rientro in chiesa il Sabato Santo, con la piazzetta Purgatorio gremita, i gruppi hanno dato sfogo all'ultima "annacata", la più bella, la più emozionante, momento in cui sovente ci si raccoglie con se stessi lasciando libero sfogo ai sentimenti, alle preoccupazioni, alle ansie che magari ci attanagliano in un particolare momento della nostra vita. Ad entrata ormai conclusa, quando tutto sembrava ormai finito, dopo un pianto liberatorio, non è stato difficile notare qualcuno tra i presenti esprimersi più o meno così: "Picciotti 'un vi pigghiati còllura: 'a prossima è 'u 22 aprili di 'n autru annu".


articolo tratto da "EpucaNostra"

IL RITORNO ALLA LUCE




Si è svolto il 17 ottobre 2010 presso la chiesa delle Anime Sante del Purgatorio a Trapani il convegno intitolato "Il ritorno alla luce" organizzato dall'Associazione Gruppo Sacro dei Misteri "l'Addolorata" dedicato al restauro dell'antico Baldacchino che dalla fine del XIX secolo fino al 2007 è stato posto a copertura del capo della Santa Vergine che chiude la processione dei misteri di Trapani, conferendo impareggiabile solennità e regalità all'opera scultorea magistralmente realizzata da Giuseppe Milanti verso la fine del XVII secolo, come è stato brillantemente delucidato dallo storico (forse il massimo esponente tuttora in vita) Giovanni Cammareri durante il convegno. La serata è stata moderata dal poliedrico Emanuele Barbara, che oltre a ricoprire l'incarico di vice capo-console del gruppo "L'Addolorata", è certamente uno dei giovani di spicco che maggiormente si distinguono nell'ambito dell'organizzazione della processione del Venerdì Santo. L'incontro ha avuto l'obiettivo di far conoscere le procedure e le tecniche utilizzate per il restauro del pregevole baldacchino sapientemente illustrate dalla Dott.ssa Monica Cannillo, che con opportuni reperti fotografici, ha mostrato tutte le varie fasi del restauro del prezioso tessuto. In particolare la dott.ssa Cannillo ha rivelato come il baldacchino se da un lato presentava gli inevitabili segni del tempo, dall'altro risultava decisamente deteriorato a causa della leggerezza con cui la maestranza suo malgrado, in alcuni casi ha trattato l'opera tessile. Sono stati infatti stati riscontrati brandelli di tessuto grossolanamente rattoppati, o ancora peggio anti esteticamente incollati. Inoltre, è stata rilevata un'infezione fungina efficacemente trattata con materiali e tecniche specifiche, oltre ad avere eliminato temibili muffe causate dal fatto che il pregevole drappo si è bagnato nel corso di una delle numerose alluvioni che sovente affliggono la città di Trapani e non sia stato tempestivamente asciugato. Particolari delucidazioni sono state offerte inoltre dalla dott.ssa Cannillo per i delicati lavori di lavaggio, di asciugatura e di rifinitura del tessuto. In rappresentanza della Sopraintendenza Beni - Culturali di Trapani che ha diretto e presidiato i lavori di restauro è intervenuto l'Arch. Luigi Biondo che, oltre a tracciare il bilancio dell'operato, ha fornito due importanti notizie. La prima è che quasi tutti i ceti si sono particolarmente sensibilizzati alla manutenzione ordinaria dei gruppi scultorei con interventi praticamente annuali volti ad evitare il pesante deterioramento che i Misteri avevano subito fino alla fine degli anni '90. La seconda rilevante notizia è che è in atto un importante ed ambizioso progetto di restauro della chiesa del Purgatorio (finalmente verrebbe da dire) volto oltre a consolidare la fatiscente struttura (davvero antiestetiche le statue esterne alla chiesa ingabbiate in strutture di legno), a sfruttare i locali attigui alla chiesa per farne quel museo dei Misteri che da troppo tempo viene proposto da diverse parti ma che fatica a decollare. L'impegno dell'Arch. Biondo ci è parso serio e pertanto confidiamo davvero in una prossima realizzazione per la valorizzare di questa processione anche fuori dal contesto della Settimana Santa. Vale la pena sottolineare che l'inizio dei lavori è stato preceduto da un emozionante filmato montato con immagini d'epoca concesse dal collezionista e cultore della processione Paolo Grimaudo. Erano presenti al convegno diverse personalità di spicco tra cui abbiamo il Vescovo di Trapani Mons. Francesco Miccichè, il sindaco di Trapani Girolamo Fazio, la Presidente del Consiglio Comunale di Trapani Katya Bucaria ed il Presidente dell'Unione Maestranze di Trapani Leonardo Buscaino. Tracciando un bilancio finale possiamo concludere che è stata una bella serata, con il popolo dei Misteri che ha gremito ogni ordine di posto la chiesa del Purgatorio, dove l'evento culturale ha fatto da padrone in una città come quella di Trapani, dove sovente la cultura latita.


articolo tratto da "EpucaNostra"

CENTRO STORICO O VIA FARDELLA




Si avvicinano le festività natalizie ma i cittadini trapanesi sembrano più attratti da argomenti che riguardano le più lontane festività pasquali. Basta entrare nei bar della città o incontrare un amico al centro, che la domanda è più o meno sempre la stessa: "Ma tu, chi ni pensi di stu centru storicu?". In realtà non mi si sta chiedendo un'opinione sullo stato in cui versa il nostro centro cittadino, ma semplicemente se si è favorevole all'indicazione data dall'Assemblea dell'Unione Maestranze (associazione che si occupa dell'organizzazione della processione dei Misteri) di redigere un itinerario che si limiti, in via sperimentale per l'edizione 2011, a percorrere prevalentemente strade che i nostri avi avrebbero definito "dintra 'a porta", cioè all'interno delle mura di cinta della città vecchia che erano poste in prossimità della Via XXX Gennaio. Infatti, il punto dove si trova oggi la via Spalti veniva attraversato dal fiume navigabile Spalti (inizialmente posto a protezione delle mura di cinta) che collegava il porto di Trapani con la zona della odierna litoranea. Tornando al nostro dilemma, la città sembra equamente schierata in due fazioni, ognuna delle quali mostra valide motivazioni a supporto della propria tesi. Chi si schiera pro-centro storico ritiene che in tale contesto la processione possa recuperare quei connotati storico - antropologici che la Via Fardella in questi ultimi anni ha contribuito a disperdere. Le vie del centro cittadino vengono viste come l'unica collocazione naturale delle sacre vare, strade esclusivamente percorse sin dall'inizio del 1600 (è in quest'epoca che si è sviluppata la processione) fino al periodo pre-bellico. Sono strade che trasudano la storia della nostra città come la Rua nova (via Garibaldi), la Rua Grande (corso Vittorio Emanuele), il quartiere Casalicchio (San Pietro), il quartiere Palazzo (San Lorenzo) o il quartiere di mezzo (San Nicola). Via Fardella viene ritenuta luogo in cui i Misteri perdono il loro fascino: "i gruppi restringono in dimensioni" scrive Giovanni Cammareri, luogo dispersivo - aggiungono altri - votato al consumismo e dove la processione perde la naturale connotazione religiosa e diventa l'occasione per il trapanese per "jr a fari na passiata". Dall'altro i sostenitori della Via Fardella, percorsa dal periodo post bellico ed esattamente per pochi metri nel 1947 e nel 1948 e dal 1949 quasi per intero (fino a lonero per esattezza) con la sola eccezione del 1966. Nel corso di questi ultimi 63 anni Via Fardella è stata sempre percorsa nelle ore serali, evidentemente nel momento di maggior afflusso dei cittadini. Insomma la maggioranza dei trapanesi conosce e ricorda prevalentemente la processione dei Misteri in via Fardella. Tra i sostenitori della principale arteria cittadina c'è chi l'apprezza perché si presta all'ordine ed alla compostezza di bande e processioni. Inoltre, la processione è notevolmente cambiata nel corso del tempo. Da circa 15 anni si annoverano sequenze di 20 processioni e 20 bande che accompagnano i 20 gruppi statuari che per esteso formano circa 2 km di processione, a differenza di ciò che avveniva fino agli anni '80 dove difficilmente il sacro corteo superava i 500 metri a causa della scarsissima partecipazione di bande. Con queste condizioni la via Fardella sembra il palcoscenico naturale per dare sfogo alla maestosa sfilata ed al grande afflusso di cittadini e turisti presenti, a differenza dello stretto e contorto centro storico che potrebbe creare non poche condizioni di disagio anche in termini di ordine pubblico. Per quanto ci riguarda noi riteniamo che una processione che si sviluppi per intero al centro storico (specie con un itinerario che rimanga invariato nel tempo) ci alletta, e riteniamo che possa favorire al rilancio di un evento che, al di fuori del contesto provinciale, non ha mai avuto la necessaria considerazione che merita, sia per la storia (più di 400 anni quasi ininterrotti) che per l'incommensurabile patrimonio artistico costituito dalle statue e dagli argenti che le adornano. Il probabile itinerario anticipato dell'Unione Maestranze invece ci lascia piuttosto perplessi. Il tratto iniziale effettivamente si snoderebbe per il centro storico, percorrendo tra le altre, via Torrearsa, via delle Arti, via Garibaldi, via Mercè con il quartiere di San Francesco di Paola. Successivamente la processione si riverserebbe nel Corso Italia, per percorrere successivamente Via Osorio, Via Spalti, Via San Giovanni Bosco e raggiungere infine Piazza Umberto I per effettuare la sosta. Onestamente queste ultime, oltre a non avere il fascino indiscusso delle vie del centro cittadino (sono strade che per dimensione e linearità somigliano molto alla via G. B. Fardella) hanno pure l'aggravante di essere "fora porta" ossia oltre il limite est del centro cittadino storicamente rappresentato come detto sopra dalla Via XXX Gennaio. Insomma, la sensazione è che se fosse confermato questo itinerario, più che rievocare le strade del centro storico si sia solo fatto un'operazione volta a tagliare quasi del tutto (il primo isolato in effetti si percorrerà) la via G.B. Fardella cancellando così, gli ultimi 63 anni di storia della nostra processione.

articolo tratto da "EpucaNostra"


LE MAESTRANZE TRAPANESI NEI MISTERI




Le origini delle maestranze a Trapani si ritiene risalgano al XII secolo quando sorsero come corporazioni professionali spontanee con l'intento di regolamentare la produzione e la concorrenza cittadina. Nel XVII secolo, le maestranze fanno un salto di qualità e, per volere del senato trapanese, vengono chiamate a svolgere un ruolo primario nella vita politica, sociale ed economica della città. Ed è in questo contesto che la Confraternita di San Michele Arcangelo, stipulando appositi atti di concessione, affida la cura dei gruppi alle varie maestranze. I Misteri vennero così custoditi, abbelliti con ornamenti argentei, ricostruiti (specie in occasioni di cadute dei portatori) e condotti in processione il Venerdì Santo a spese delle categorie che si autotassavano per adempiere l'impegno preso. L'affidamento di un gruppo ad una maestranza rappresentava motivo di vanto e di prestigio per la categoria e per tale motivo occorreva "fari fiura". Ancora oggi diverse categorie, con inalterato sentimento di orgoglio e legame al gruppo, curano con ricorrenza plurisecolare la processione del proprio "misteri". Tra le categorie che curano il gruppo sin dall'origine menzioniamo tra le altre gli ortolani, i muratori, i pescatori, i naviganti etc. Ma nel tempo, non tutto è rimasto inalterato. Furono frequenti i casi in cui, in conseguenza del declino della categoria originaria, altre maestranze assunsero la responsabilità di curare il "misteri". E' il caso dei Tessili e Abbigliamento che sostituirono i Bottai o i Pescivendoli che sostituirono i Sensali che, a loro volta avevano sostituito i Molitori, o ancora i Funai e Canapai a cui subentrarono i Pittori e Decoratori, così come i Salinai con i Corallai. Diversi sono i casi invece in cui a supporto della categoria originaria si sia affiancata una seconda a sostegno. E il caso dei Parrucchieri che si sono aggregati al gruppo dei Barbieri o dei Calzaturieri con i Calzolai o i Mobilieri con i Falegnami ed ancora i Tappezzieri con i Sarti. Da questa breve e succinta analisi si mette in evidenza la dinamicità con cui nel corso dei secoli le varie categorie economiche si siano prese cura dei diversi gruppi e come man mano che una categoria andasse in declino ce ne fosse una pronta a sostituirla o ad affiancarla. E' palese che, in una economia cittadina che va sempre più verso la terziarizzazione, le maestranze in senso lato, siano ormai quasi tutte in declino. Infatti, se queste si dovessero esclusivamente affidare al supporto degli appartenenti alla categoria, non sarebbe certamente possibile riuscire ad organizzare una processione dignitosa. Se da un lato occorre procurarsi risorse per pagare portatori (anche se diversi gruppi si affidano a squadre di volontari), bande, SIAE, addobbi floreali, illuminazione gruppo, cere, e così via, dall'altro occorre assicurarsi le risorse necessarie per le spese che in minima parte vengono coperte da un contributo pubblico (circa il 30%), mentre per il resto necessita dei contributi degli appartenenti alle singole maestranze. E non sono rari i casi in cui, gli stessi consoli, con vero spirito di attaccamento al gruppo si autotassano con cospicue risorse proprie al fine di colmare il deficit tra raccolta e contributo. In una situazione come quella appena descritta il collasso del sistema sembrerebbe imminente se non vi fosse una valvola di sfogo indispensabile per colmare una situazione altrimenti insostenibile. E la soluzione sono quelli che a Trapani vengono definiti "l'appassiunati", o anche i "fuori categoria": si tratta di un gruppo ormai cospicuo di soggetti che, pur non operando nella maestranza di riferimento, si avvicinano ad uno specifico gruppo, magari perché figli d'arte o perché amico di un console effettivo o magari per pura simpatia nei confronti di uno specifico "misteri". Questi, nella maggior parte dei gruppi sono ormai il telaio portante, soprattutto perché esercitano la raccolta dei contributi all'interno dei propri ambienti di lavoro o delle proprio amicizie, andando a reperire risorse che la maestranza non potrebbe altrimenti raggiungere. Ci sembra cruciale pertanto sottolineare l'importanza e la valenza del lavoro svolto dal "fuori categoria" che risulta essere ingranaggio indispensabile per un sistema altrimenti monco. Nonostante ciò, ancora oggi il "fuori categoria" non riceve il giusto riconoscimento in termini di gratificazione che invece meriterebbe. Infatti, l'appassiunatu, dopo aver dimostrato il legame al proprio gruppo, magari dopo svariati con anni di sacrifici, riceve il titolo di console, non può comunque validamente rappresentare il proprio "misteri" all'interno dell'Unione Maestranze a causa di un regolamento interno che prevede la rappresentatività del "misteri" riconosciuta solo agli esercenti effettivi della categoria. Raccogliamo sovente l'auspicio di diversi appassionati (e per onestà nei confronti del lettore, tengo a precisare di essere anche io uno di questi) di dare giusta dignità al lavoro svolto da diversi collaboratori magari apportando opportune modifiche agli statuti, al fine di dare la gratificazione in termini di rappresentatività anche per chi opera con amore, passione, fede e per tramandare una nostra tradizione. A supporto di questa tesi pubblichiamo l'ottava finale di una poesia del poeta Nino Barone (anche egli appassionato nonché figlio d'arte) intitolata "Maistranzi a lu scurari": Vogghiu capiri st'àutru di cuncettu:/si la maistranza trasi pi dirittu,/l'appassiunatu c'è, dunni lu mettu?/Certi Misteri si lu tennu strittu./Passamunilla 'a man unta lu pettu,/circamu di canciari soccu è scrittu;/siddu è dutturi oppuru 'n architettu,/l'appassiunatu è sempri binidittu!

articolo tratto da "EpucaNostra"

PROCESSIONE DEI MISTERI 2011: PIU' OMBRE CHE LUCI


Settimana Santa trapanese 2011 consegnata alla storia e certamente è stata un'edizione che per diversi motivi lascerà segni indelebili negli archivi della nostra memoria. Ad iniziare dal 24 Aprile, data in cui si è festeggiata la Pasqua che abbiamo verificato essere la più alta degli ultimi 100 anni, a dispetto delle condizioni meteorologiche che hanno tenuto in ansia soprattutto per il Venerdì Santo. Ma la data non è l'unico elemento caratterizzante di questa Settimana Santa. Infatti ciò che è stato fonte di notevoli discussioni nei mesi che hanno preceduto la processione dei misteri, è stata l'esclusione dall'itinerario della via Fardella, dopo che la principale arteria cittadina si è resa protagonista indiscussa del percorso dal 1947 con la sola eccezione del 1966, scatenando diatribe tra i fautori della principale arteria cittadina e quelli del centro storico. Il bilancio consuntivo consegna dal nostro punto di vista una scelta che ha lasciato più ombre che luci. Perché certamente le strade del quartiere di San Francesco di Paola e del quartiere San Pietro (peraltro in quasi totale assenza di pubblica illuminazione) hanno regalato alla processione un indiscusso fascino per l'ineguagliabile suggestione delle caratteristiche viuzze, chiaro manifesto della storia della nostra città. Dal punto di vista tecnico invece, sono emersi una serie di problematiche che possono essere quasi certamente additate alla scelta di questo itinerario. Abbiamo più volte nei precedenti numeri del mensile lodato l'operato di questo consiglio di amministrazione dell'Unione delle Maestranze per la capacità che aveva manifestato nel corso del suo mandato, di essere riuscita con fermezza a riportare l'ordine, e soprattutto il rispetto dei tempi e delle distanze tra un gruppo ed il seguente. Purtroppo questa edizione da questo punto di vista , è stata un ritorno al passato confermando i nostri dubbi iniziali: il primo gruppo è arrivato alla sosta a Piazza Umberto I con quasi un'ora di ritardo (anche l'inopportuna scelta di effettuare per la prima volta la sosta in questa piazza passerà alla storia, con una poco suggestiva fermata dietro un benzinaio per i primi 5 gruppi), ritardo che non è stato recuperato nelle ore notturne e che si è di conseguenza ripercosso nell'entrata nella chiesa del Purgatorio nel primo gruppo con quasi un'ora di ritardo e dell'Addolorata entrata oltre 90 minuti dopo l'orario previsto. Ma altri problemi hanno caratterizzato la storica processione. Per i primi gruppi in diverse occasioni nelle ore pomeridiane abbiamo registrato momenti di scollamento tra le vare, intervallate da interminabili soste (problematiche che venivano addebitate alla Via Fardella e che nelle ultime edizioni non si erano registrate). Le motivazioni di questo incongruente incedere, ci hanno spiegato è stato causato dalle soste che venivano effettuate per evitare incroci tra la testa e la coda della processione (Largo Franchì, Via XXX Gennaio) e successivi momenti in cui si cercava di recuperare il tempo perso. Ma la difficoltà più seria è forse stata l'estenuante durata della processione dalla chiesa del Purgatorio a Piazza Umberto I. Chi scrive questo articolo è alla sua 24° esperienza in processione per metà come processionante ed il resto come battistrada di uno dei gruppi sacri. A nostra memoria non si erano mai effettuate 9 ore consecutive di processione (8 previste ed 1 di ritardo) che si leggevano chiaramente nei visi dei ragazzi della processione in particolare dei più piccoli. Ma i problemi più grossi li hanno certamente avuti i portatori, che oltre alla lunghezza dell'itinerario hanno subito l'aggravante di un percorso tortuoso, che richiede maggiore fatica rispetto al lineare itinerario della Via Fardella. Per intenderci, a parità di lunghezza di percorso si fa meno fatica nel portare a spalla un gruppo in linea retta piuttosto che effettuare continue girate per seguire un percorso tortuoso. Altra novità di quest'anno è stata il passaggio di consegne nella gestione della Madre Pietà dei Massari dalla famiglia Mistretta alla famiglia Lombardo (nel rispetto di una antica tradizione che vuole la gestione della sacra tela ad una delle 5 storiche famiglie eredi dei Massari di piano San Rocco). La processione è stata caratterizzata da un cambio di itinerario sia nel percorso del Martedì Santo che in quello del rientro in chiesa del Purgatorio del mercoledì santo, con la sostituzione della Via San Francesco d'Assisi con il Corso Vittorio Emanuele. Abbiamo notato inoltre un maggior rigore nella gestione del sacro rito che, seppur giustificabile in alcune circostanze, in altre ci è sembrato esagerato come ad esempio la chiusura del portone della chiesa il martedi mattina in occasione della collocazione degli ornamenti aurei sulla pregiata tela. Con la settimana santa 2011 ormai alle spalle, come tradizione vuole si inizia già a lavorare in direzione dell'edizione 2012. Il nostro auspicio è che si possa fare tesoro di tutto ciò che di positivo questa innovativa edizione ha portato e il medesimo sforzo venga riposto per correggere le palesi disfunzioni che l'hanno caratterizzata.


articolo tratto da "EpucaNostra"

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