La guerra è finita!

CRONACHE
Di Nino Barone

La guerra è finita! Spero solo di non trovarmi in un’altra Cefalonia, sarebbe come continuare a morire malgrado la fine delle ostilità.
È finita la telenovela! Ma questa non sarà mai più trasmessa, forse! Eppure è stata intercalata da episodi, credo, unici nella storia della Settimana Santa trapanese. Benché vissuta con intensità e determinazione sento, oggi, il bisogno di dimenticarla, di lasciarmi alle spalle quelle brutte sensazioni provate.
Nemmeno dopo quel 27 aprile, giorno in cui sono stato riconosciuto ufficialmente capo console, ho gioito per il verdetto.
Eppure era ciò che più desideravo, per cui ho lottato insieme a tanti altri illusi come me che ancora credono in un cambiamento radicale in grado di dare forme e suggestioni diverse a quello che rappresenta l’unico evento importante della nostra città.
Dunque la contesa tra i Metallurgici e l’Unione Maestranze è terminata nel migliore dei modi: Nino Barone riconosciuto con voto unanime dall’assemblea intera con tanto di applauso finale.
È stato forse un modo per rinvigorire la restrizione statutaria allo scopo di non favorire altri casi simili? O tale avvenimento ha rappresentato davvero l’inizio di un dibattito serio sul nuovo assetto economico della processione? Lo vedremo, ma io non dimentico di vivere in Sicilia dove, spesso, tutto si cambia affinché nulla cambi. Perdonate l’appendice gattopardiana.
Oggi, nonostante la ratifica della mia posizione giunta in un momento caldo del calendario “liturgico” delle maestranze, nuove consapevolezze sembrano serpeggiare nelle viscere della mia anima più volte messa alla prova da un percorso non semplice in cui ho sperimentato sulla mia pelle cosa vuol dire “gogna”. Io come un reo esposto alla berlina nella piazza del paese dove carnefici da una parte e sostenitori dall’altra rivendicavano le proprie ragioni.
Magari, adesso, molti di coloro che mi hanno sostenuto in questa causa attendono, giustamente, la mia riconoscenza che posso soltanto trasmettere con la coerenza, con il pensiero a cui do sempre priorità assoluta. Insomma, è doveroso che oggi io dica “grazie” a quanti si sono spesi con energia in questa vicenda dai toni vivaci e duri.
Proprio a costoro desidero rivolgermi con un umile appello: permettetemi di essere me stesso, di agire secondo coscienza fedelmente a quello che è il mio modo di pensare.
Solo così potrò dare il massimo in questa ardimentosa avventura dove responsabilità e impegno saranno certamente gli ingredienti principali.
Solo per dovere di cronaca riporto l’ultimo atto di questa commedia dove ciascuno ha recitato la propria parte in quello che è sempre stato uno scenario di conflitti e rancori. Spero che torneranno come prima alcuni rapporti incrinati a causa di questa traversia che ha messo in grande difficoltà alcuni individui che, sono certo, avrebbero voluto chiudere la questione molto tempo addietro.
Non mi resta che rimboccarmi le maniche e sviluppare i progetti associativi che in seno al gruppo mi sono imposto di portare avanti. Il lavoro che mi aspetta non mi darà tregua, anche la pace è finita!

 

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